venerdì 6 dicembre 2019

6. San Nicola è Babbo Natale


Santa Claus, Kris Kringle, Joulupukki, Died Maroz (Nonno Gelo), Djed Božicnjak, Kerstman  (letteralmente: "Uomo di Natale"), Väterchen Frost, Father Christmas, Papa Noèl, Weithnachtsmann..... comunque lo si chiami, Babbo Natale altri non è che il buon San Nicola.
San Nicola, vescovo della città di Mira (nell'attuale Turchia), è uno dei santi più popolari del cristianesimo.
Aiutava i bisognosi, gettando nelle loro case, attraverso le finestre, sacchetti di cibo o denaro.
Si narra che una volta, trovando chiuse tutte le finestre S.Nicola gettò i denari giù dal camino
e il mattino seguente, al loro risveglio, gli abitanti della casa, trovarono i preziosi doni
dentro alle calze che erano appesi al caminetto ad asciugare.
Dal XVII secolo fu considerato benefattore dei bambini e secondo la tradizione, la notte del 5 Dicembre portava i doni (la strenna) ai bambini buoni.

Il giorno in cui San Nicola arrivò in cielo ci fu una gran festa, ma egli ebbe subito nostalgia di quegli occhi pieni di gioia e meraviglia delle persone da lui beneficate e che tanto gli scaldavano il cuore.
Questa sua malinconia venne scossa da un angioletto che lo raggiunse in fretta e gli comunicò che Gesù Bambino voleva vederlo con urgenza.
Il Santo incuriosito e un po' preoccupato si presentò subito al cospetto del Figlio di Dio per conoscere il motivo di tanta premura. Gesù lo accolse con un grande sorriso, gli andò incontro e lo salutò con affetto, mentre San Nicola si inchinava alla divina presenza. Subito il Bambinello lo fece alzare ed iniziò a spiegargli le ragioni del loro incontro. San Nicola si era dimostrato così buono e generoso in terra da meritarsi non solo la santità e il Paradiso, ma anche uno speciale incarico che riguardava le creature predilette da Gesù: i bambini. Il buon San Nicola avrebbe dovuto aiutare il Bambino Gesù
a distribuire i doni la notte della vigilia di Natale. 
"Mi saresti di grande aiuto !" gli disse Gesù. "E anche se i piccoli riceveranno i doni da te, sapranno che sono sempre io ad inviarglieli. Sarai il mio più fidato collaboratore nel tempo di Natale."
"Sono onorato che tu abbia scelto me" rispose San Nicola, che accettò subito con grande gioia il ritrovato nuovo incarico; era davvero felice di poter ancora far sorridere i bambini.
"Mi fido ciecamente di te" disse Gesù "Organizzati come meglio credi, se hai bisogno d'aiuto cerca pure i collaboratori che ritieni più opportuni." 
Si salutarono, San Nicola ringraziò e si affrettò nei preparativi per la distribuzione dei doni in quanto il Natale era ormai vicino. Aveva bisogno di un mezzo veloce per le consegne e si fermò su una nuvola a pensare...con la testa fra le mani guardava giù, quando la sua attenzione fu catturata da qualcosa.... balzò in piedi ed esclamò: "Una slitta potrebbe fare al caso mio! e per trainarla niente è meglio di 8 renne, animali eleganti e forti; poi per renderla ancora più efficiente, chiederò a Gesù Bambino se è possibile, per questa occasione, far volare quegli otto esemplari."
(Per questo le renne di Babbo Natale volano la notte della Vigilia )
Non voleva rischiare di prender freddo in alta quota, così San Nicola cucì sul suo abito rosso da Vescovo dei bei bordi di calda pelliccia bianca che aggiunse anche sul copricapo.
Quando fu tutto pronto si presentò al Bambino Gesù per illustrargli come si era organizzato e per fargli quella particolare richiesta per le renne. Gesù lo elogiò e si affrettò a fornirgli l'elenco di tutti i bambini bravi che avrebbe dovuto visitare quella Vigilia. Poi lo salutò con il solito dolce sorriso
e gli diede appuntamento per la mattina di Natale. San Nicola uscì e aiutato da alcuni angioletti
caricò la slitta di doni poi, quando fu ora, partì sfrecciando nel cielo.
" Ecco il mio fidato collaboratore ! " disse Gesù appena lo vide ritornare all'alba del 25 dicembre.
"Com'è andata ?" chiese. "Benissimo !" rispose San Nicola "A parte uno stormo di anatre in migrazione, un po' di vento forte in quota e...qualche comignolo un po' strettino, è andato tutto a meraviglia !".
Una grande gioia illuminava il volto di San Nicola, era molto orgoglioso di aiutare il Bimbo Gesù
a rendere felici i bambini di tutto il mondo; lo faceva con tanto amore e tanta passione e
continua a farlo ancora oggi, ogni notte della Vigilia di Natale.
(dal sito web Nel giardino degli angeli) 
immagine presa dal web


giovedì 5 dicembre 2019

5. Perché l'acqua in inverno diventa ghiaccio

Un giorno, sulla loro strada per Betlemme, Maria e Giuseppe giunsero ad un fiume. Non era particolarmente largo e nemmeno molto profondo, ma l'acqua in questa stagione era freddissima. L'asinello immerse con prudenza lo zoccolo nell'acqua, ma la zampa gli si gelò a tal punto che la ritirò immediatamente e non ci fu più nulla da fare per convincerlo ad attraversare il fiume. In lungo e in largo non c'era né un ponte né una barca. Che cosa potevano fare? Giuseppe stava già sollevandosi il mantello per attraversare il fiume e portare Maria sulle spalle. Maria però non volle, perché il freddo gli avrebbe potuto far male. Invece si avvicinò alla riva e cantò piano piano: "Onda dell'acqua, cara ondina, ferma ora la tua corsa, dacci la strada per andar! ponte diventa per noi!".
Dall'acqua giunse una risposta, come un delicato suono di campanelli e improvvisamente il fiume si fermò nel suo corso e formò un ponte, trasparente come il vetro, però così compatto che non solo Maria, ma anche Giuseppe e l'asinello poterono attraversarlo. Da quel giorno l'acqua in inverno gela e diventa ghiaccio. Quando Maria porta il suo bimbo sulla terra non deve essere ostacolata nel suo cammino, ma deve poter camminare sicura ovunque.
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mercoledì 4 dicembre 2019

4. Il passero di Natale


La notte in cui Dio inviò l'arcangelo Gabriele a Maria, un passero si trovava per caso lì, sul davanzale di una finestra.
Impaurito dall'apparizione, stava per fuggire. Ma non appena udì l'arcangelo annunciare a Maria che essa avrebbe dato presto alla luce il figlio di Dio, il suo piccolo cuore cominciò a battere forte per l'emozione. E rimase fermo come un sasso fin quando l'arcangelo non fu volato via.
«Ho davvero capito bene? Da Maria nascerà proprio il figlio di Dio?», si chiese l'uccellino. Provava una grande felicità. «Sono stato fortunato a sentire tutto», pensò. «Devo andare subito a riferire il meraviglioso annuncio agli uomini affinché si preparino ad accogliere e a festeggiare il bambino».
Così partì in volo sul villaggio di Nazareth e si diresse al mercato.
Lì vi erano donne che vendevano grano, farina e pane. «Ho uno straordinario segreto da rivelarvi!», cinguettò il passero saltellando sulle zampette, impaziente di raccontare.
Ma una di loro gli gridò arrabbiata: «Voi passeri fate sempre i furbi per rubarmi il grano! Vattene via di qui, impertinente!» . E lo minacciò con una scopa, senza ascoltare ciò che le voleva dire.
Il passero volò allora fino alla piazza. Riuniti sotto un albero, i saggi del villaggio stavano discutendo animatamente.
«Loro sì, mi ascolteranno di certo», pensò, per farsi coraggio. «Si sta preparando qualcosa di grandioso per le creature della terra!», cinguettò, posandosi su un ramo proprio sopra di loro.
I saggi alzarono per un attimo lo sguardo verso di lui, poi ripresero i loro discorsi. Neanche si accorsero che l'uccellino, per nulla intimorito da un gatto, continuava a saltare di ramo in ramo tentando disperatamente di attirare la loro attenzione. Scuotendo la testolina per la delusione, il passero proseguì fino alla capitale e puntò diritto verso il palazzo del Re. «Come osi oltrepassare le mura della reggia?», gridò una guardia.
«Vengo per darvi una notizia importante», cinguettò il passero. «Sta per nascere il Figlio di Dio, il Signore dei cieli e della terra!».
«Se non taci immediatamente ti chiuderò in una gabbia!», tuonò il capitano. «È il nostro Re il signore di tutto e di tutti!».
Ma il passero riuscì a sfuggire alle guardie. Entrò per una finestra nel palazzo, e si diresse verso la sala del trono. «Cacciate via quell'uccello maleducato!» urlò il Re furente, senza ascoltare un bel niente di quel che il passero cercava di dirgli.
Guardie e servitori inseguirono il passero. Per fortuna, proprio nell'ultima stanza, il passero trovò una feritoia aperta, e in un baleno riguadagnò la libertà.
«Salvo! Finalmente sono salvo!», esclamò l'uccellino librandosi alto nel cielo. Da lassù scorse, vicino a un villaggio, dei bambini che giocavano allegri in mezzo alla neve. 
«I bambini sì, loro mi daranno retta!», pensò, avvicinandosi velocemente.
Infatti, si era appena posato sulla neve, che tutti i bambini si erano già raccolti in cerchio attorno a lui. «Com'è carino questo passerotto!», dissero. «Che cosa sarà venuto a fare? Forse vuole giocare con noi». «Oh no! Sono qui per svelarvi un bellissimo segreto!», cinguettò l'uccellino, piegando un po' di lato la testolina. «Nascerà tra poco sulla terra, proprio qui tra noi, un altro bambino, il figlio di Dio!». «Ascoltate quanti cip cip... cip cip...», notò un bambino. «Sembra proprio che voglia dirci qualcosa ..». «Io dico che ha fame!», esclamò una bambina, e gli diede delle briciole di torta.
Ma il passero non pensava davvero al cibo. Era lì per qualcosa di ben più importante. Per richiamare meglio la loro attenzione, batté eccitato le ali e ripeté da capo tutto, cinguettando nel modo più chiaro possibile.
«Come vorremmo capirti!», disse un bambino all'uccellino, accarezzandolo. Il passero fu certo che i bambini, purtroppo, non potevano comprenderlo.
Al passero dispiaceva molto di non poter comunicare a nessuno il grande segreto. «Quale sfortuna che gli uomini non sappiano ciò che sta per accadere!», pensava. «Gli adulti fanno i sordi e mi cacciano via, e i bambini, tanto gentili, non riescono a capirmi...». «Se non posso raccontare nulla agli uomini, non vi sarà nessuno ad accogliere Giuseppe e Maria al loro arrivo a Betlemme», si preoccupava l'uccellino. «E nessuno, proprio nessuno sarà davanti alla stalla nella notte santa per far compagnia al figlio di Dio! Debbo fare a ogni costo qualcosa!», decise.
Allora chiamò gli altri passeri e raccontò loro ciò che aveva udito nella casetta di Maria. I passeri si rallegrarono subito quanto lui.
«Se gli uomini non vogliono capire quale bambino sta per nascere, noi lo faremo sapere almeno agli altri uccelli», decisero. In men che non si dica, volarono in ogni direzione e diffusero ovunque la notizia. Allodole e fringuelli, cinciallegre e pettirossi, usignoli e merli, proprio tutti seppero del grande evento. Nel mondo degli uccelli cominciò a regnare l'impazienza.
Ovunque fervevano preparativi. Tutti provavano i loro più bei canti attendendo la nascita del figlio di Dio. Quando Gesù nacque e fu deposto nella greppia, i primi a vederlo furono l'asinello che aveva portato Giuseppe e Maria a Betlemme, il bue che abitava nella stalla, e stormi di allodole, fringuelli, cinciallegre, pettirossi, usignoli e merli venuti da ogni parte. Dal tetto della stalla i passeri vegliavano su Gesù bambino, mentre gli altri uccelli cantavano gioiosamente tutt' attorno.
Poi arrivarono i primi pastori, che avevano finalmente udito l'annuncio dagli angeli discesi dal cielo. Davanti a Gesù, si meravigliarono di trovare tutti quegli uccelli in festa. Si guardarono l'un l'altro. «Cantiamo anche noi», dissero, e fecero un coro solo con allodole e fringuelli, cinciallegre e pettirossi, usignoli e merli, suonando pure dolcemente i loro flauti e le zampogne.
Quando gli altri uomini li udirono di lontano e capirono che era nato il figlio di Dio, pure loro si rallegrarono e cominciarono a cantare. Così in ogni luogo della terra fu festa per il sacro evento.
Potete immaginare la felicità del nostro passero! Per merito suo, Gesù, nascendo, aveva trovato tante e tante creature e tanti canti di felicità attorno a sé. E ancor oggi, nella notte santa, davanti al Presepio o all'albero di Natale, bambini e grandi riempiono di canti le loro case.
(di Bruno Ferrero dal sito web Le parole degli Angeli)
(immagine presa dal web)

martedì 3 dicembre 2019

3. Favola di Natale


Un po’ di anni fa, anche gli animali, visto che anche loro sono presenti nel presepe, decisero di fare una riunione per decidere ed esprimere i loro desideri riguardo al Natale.
Erano presenti: una pecora, un’aquila, un lupo, una balena, un gallo, un maiale, un’ ape, un cammello, un corvo, un cane, un gatto,un Bue, un asino.
Iniziò la pecora e disse: "A me piacerebbe che a Natale nel mio ovile ci fosse un mucchio di erba fresca per poterne mangiare a sazietà". Proseguì l’aquila: "Io che volo molto in alto vorrei che ci fosse uno splendido sole per poter vedere bene le prede, e,  poter finalmente senza affaticarmi troppo cacciare  le serpi e farmene un lauto pranzetto". Il lupo con il suo vocione esclamò: "Io vorrei finalmente non avere controlli, poter entrare negli ovili a prendere qualche tenero agnellino, senza rischiare di essere bastonato dal pastore, ma che vitaccia devo sempre fare!!!". Disse la Balena: "Io sono il più grande mammifero che vive nel mare: io vorrei che tutti rispettassero la mia mole e che mi eleggessero maestà del mare". Il gallo, sentita la balena, si stizzì e con un sonoro chicchirichi  proruppe: "Io vorrei che la finissero di dirmi che devo cantare di buon mattino, vorrei poter poltrire sino a mezzogiorno e poi divertirmi tutto il resto della giornata, alla sera andare in discoteca con le mie care gallinelle". Anche il maiale volle dire la sua: "Che barba almeno a natale vorrei essere considerato importante, e non un salame, vorrei avere una casa lussuosa e non un porcile, vorrei un letto comodo e non un giaciglio di paglia".
Anche gli altri animali proseguirono su questa strada, esprimendo i loro desideri, a volte  esagerati. Non volevano accettare il loro ruolo, ma volevano avere molto e dare poco.
Si permise anche il cammello di esprimere un desiderio assurdo per la sua natura e disse: "Vorrei anziché bere acqua in grande quantità, poter bere coca cola a volontà, e magari un pane e nutella non ci starebbe neanche male". L’ape ronzando e brontolando aggiunse: "Ha perfettamente ragione il cammello, io vorrei non produrre il miele per gli uomini, ma vorrei essere servita e riverita, vorrei fare festa con le amiche e  divertirmi una volta per tutte a punzecchiare il sederino dei bambini, che risate mi farei!!!" Per ultimo il Bue con voce arrogante disse: "Ricordatevi bene che io sono il più importante, sono rappresentato nel Presepe e per Natale vorrei onore e gloria. Tutti dovrebbero guardarmi con invidia, e offrimi mare di champagne e panettoni".
L’asino era stato zitto tutto il tempo, usci un raglio dalla sua bocca: figurarsi le risate, un asino che vuole esprimere il suo desiderio? Affermare la sua opinione?
Mai e poi mai!  È sempre un asino! Con aria di sufficienza tutti gli animali lo guardarono in modo canzonatorio e lui timidamente disse: "Ho sentito i vostri discorsi, i vostri desideri e vi devo dire che mi sono vergognato per voi. Nessuno ha capito che il Natale è una grande e bella festa, non perché si possono richiedere delle cose, e magari ottenerle, ma perché è nato Gesù, il nostro Salvatore: è Lui il più grande dono che mai uomo abbia potuto ricevere".

(Marina Frisoni, dal sito web Qumran)

(foto dal sito web holyart.it)


lunedì 2 dicembre 2019

2. Come è nato l'Albero di Natale

Come è nato l'Albero di Natale

La storia narra che, tanto tempo fa, la notte della Vigilia, in un bosco innevato, Babbo Natale (San Nicola), si incontrò con Gesù Bambino con il quale si consigliava sempre sulla distribuzione dei doni.

Gesù Bambino si accorse subito che l'umore di San Nicola non era lo stesso degli altri anni, e gli domandò: - Cos'è che ti rattrista, amico mio ?- Babbo Natale gli rispose che negli ultimi anni aveva notato una tale mancanza di entusiasmo per il Natale,
negli adulti ma anche nei bambini, da fargli passare la passione per il suo lavoro.
Il Bambino Gesù approvò con la testa ed assunse un'espressione pensierosa poi disse: - Hai ragione, l'avevo notato anch'io, bisogna trovare qualcosa di nuovo e suggestivo per risvegliare la vera gioia natalizia. Pensierosi s'incamminarono insieme attraverso il bosco bianco. 
Nella foresta era tutto silenzioso, la luna splendeva chiara e luminosa, tutte le stelle luccicavano, la neve pareva argentata e gli abeti stavano lì, neri e bianchi.... era proprio uno splendore !
Su di un abete in primo piano, la neve fresca creava delle bellissime decorazioni
che davano forma a piccoli ghiaccioli sulle punte dei rami che luccicavano al chiaro di luna.
Gesù Bambino e San Nicola si fermarono a guardarlo 

- E' semplicemente meraviglioso! - esclamarono .

- Questa è la soluzione al nostro problema. -
Babbo Natale tirò fuori dal suo sacco delle belle mele rosse, le legò a dei nastrini e le passò a Gesù Bambino che le appese ai rami dell'abete facendo bene attenzione a non far cadere le decorazioni di neve. Poi ci appesero anche delle nocciole, dei dolcetti e delle candele accese. Quando ebbero finito si allontanarono di qualche passo e lo guardarono soddisfatti. 
Ora l'alberello se ne stava lì nella neve, fra i suoi rami innevati facevano bella mostra di sè, le mele rubiconde, le nocciole d'oro e d'argento luccicavano, e le candele di cera ardevano festosamente.
Con il suo viso bianco e rosso Gesù Bambino era tutto sorridente e San Nicola non era più di cattivo umore. Segarono l'alberello con cura e lo portarono con loro fino al paese dove tutti dormivano. Si fermarono davanti alla casa più piccola , entrarono e lasciarono in dono, l'abete così addobbato; Babbo Natale vi pose sotto tante altre belle cose: giocattoli, dolci, mele, castagne e nocciole .
Poi lasciarono la casetta in punta di piedi come erano entrati.
La mattina seguente adulti e bambini restarono a bocca aperta, c' era una tale atmosfera di gioia nella casa come mai prima. Nessun bambino pensava ai giocattoli, ai dolci... tutti guardavano l' albero con le luci, attorno al quale ballarono e cantarono tenendosi per mano. Quando amici e parenti videro il bell' alberello, entusiasti davanti ad una tale meraviglia, andarono subito nel bosco per procurarsi un albero anche loro.
In breve tempo in tutte le case del villaggio, brillava un albero di Natale, e ovunque si udivano canti e le risa dei bambini.
Da lì la tradizione dell'albero di Natale ha fatto il giro del mondo.



(dal sito web Nel giardino degli Angeli )

(immagine tratta dal web)

domenica 1 dicembre 2019

Calendastorie dell'Avvento - 1. Le pietre sulla strada verso Betlemme

Guardando la data dell'ultimo post ho strabuzzato gli occhi: sono passati quasi 2 anni. Non che le cose siano così tanto cambiate: i capelli sono sempre scarmigliati, il maglione è pataccato anche un po' più di prima, le occhiaie decisamente più viola, visto che ad accentuare la sfumatura perfetta per questa prima domenica di Avvento, ci sono sono messe altre nottate insonni che ha portato il nostro piccolo Lorenzo (detto Lori, Lore, Lollo, Lollipop, Lolletto, Lollino, ...) insieme a tanta tanta allegria. Nonostante tutta la stanchezza, qui si sono iniziate in pompa magna le operazioni per addobbare la casa in vista del Natale. Tra palline cucciate e cioccolatini appesi mozzicati, il nostro albero dopo nemmeno 24 ore ha già subito l'assalto e mostra le prime ferite: la presa delle lucine si è rotta e Papo sostiene che molto presto la sostituirà, ma io temo che l'albero rimarrà buio fino almeno alla Vigilia di Natale... Tra le cose a cui tengono molto i miei bambini, sicuramente c'è l'apertura del Calendario dell'Avvento. Da qualche anno, oltre a quello bellissimo con le finestrine che ogni anno fornisce il Nonno (solo lui conosce gli spacciatori che ogni volta gliene trovano uno sempre più bello), abbiamo inaugurato il Calendario delle storie: piccoli racconti in preparazione del Natale, deliziosi più dei cioccolatini che li accompagnano in ogni taschina della grande stella di feltro che abbiamo appesa in salone. Ecco, vorrei gustare con voi ogni giorno una di queste storie, conscia del fatto che, conoscendo la mia discontinuità, probabilmente questa resterà la prima e unica.
Non sono ovviamente farina del mio sacco, ma le ho raccolte attingendo qua e là. Di alcune non conosco autore e fonte, perciò se eventualmente dovessi violare il copyright di qualcuno, me ne scuso e sono disposta a rimuoverle.

Le pietre sulla strada verso Betlemme

Maria e Giuseppe erano sulla via verso Betlemme. L'asinello trotterellava allegramente davanti a loro. Giuseppe era abituato a camminare e aveva un buon bastone; così poteva fare lunghi passi. Maria, la cara Madre di Dio, cercava con tutte le sue forze di tenersi al passo. Ma i suoi piedi delicati urtavano continuamente le pietre scure e aguzze della strada. Per non far trasparire niente del suo dolore, stringeva i denti, ma dagli occhi le uscì una lacrima che non voleva più essere trattenuta. L'asinello naturalmente non si accorse di nulla e nemmeno Giuseppe, intento com'era a mantenersi sulla giusta via. Però l'Angelo che li accompagnava nel loro cammino si accorse che Maria piangeva. Si chinò allora verso di lei e disse: "Cara ancella del Signore, perché piangi? Sei sulla strada verso Betlemme, dove metterai al mondo il Bambino Gesù. Questo non ti rende contenta?" Maria rispose: "Con che gioia vorrei accogliere il Bambino Gesù, e non è per lamentarmi, ma le pietre scure e aguzze della strada pungono e mi fanno male ai piedi, e così il cammino mi diventa difficile". A quelle parole l'Angelo si volse e guardò le pietre cosi suoi occhi chiari di cielo, ed ecco: sotto lo sguardo luminoso le pietre si trasformarono. Arrotondarono i loro spigoli e le punte e presero un bel colore acceso; alcune diventarono addirittura trasparenti come il vetro e brillavano chiare nella luce emanata dall'Angelo.
E così Maria poté proseguire sicura sulla sua strada piena di luce e di colori e da quel momento in poi nessun dolore le fu più di ostacolo lungo la strada verso Betlemme.

(immagine tratta dal web)

sabato 23 dicembre 2017

Vigilia della Vigilia

Quest'anno volevo fare le cose per bene, volevo mettere tante belle foto della casa addobbata (esagero sempre un pochino con le luminarie, lo so, ma è una mia debolezza), volevo postare ricette squisite di biscotti profumati e - perché no? - qualche consiglio per confezionare i doni e per un bellissimo calendario dell'Avvento. Invece mi ritrovo la sera prima della vigilia coi capelli scarmigliati, il maglione pataccato e le occhiaie dopo una settimana chiusa in casa a prendermi cura di mezza famiglia  (anzi 3/5) malata. Ma credo di aver adornato la mia personale capanna nel migliore dei modi, anche senza rendermene conto: un filo dorato di pazienza, tante gocce di lacrime asciugate, il calore di tante coperte rimboccate e di fronti febbricitanti,  ... perciò Grazie mio caro Gesù Bambino per avermi donato quel che davvero conta e avermi lasciato un po' di tranquillità proprio all'ultimo, oggi, e domani, per voltare e fissare lo sguardo sulla tua Culla, nel silenzio.